Porto Badisco

“Dove due rocce spumeggiano d’acqua salato, mentre il porto rimane nascosto”
Virgilio, Eneide (III 552)

Il poeta Virgilio nella sua Eneide descrive così la deliziosa Porto Badisco, nota località balneare a sud di Otranto, un piccolo borgo di pescatori che si affaccia su un mare che nulla ha da invidiare a quello tanto agognato delle mete caraibiche.

Secondo la leggenda proprio questo mare da cartolina fece da sfondo al primo approdo di Enea, che sostò a Porto Badisco durante il suo viaggio in Italia dopo la fuga da Troia. Nonostante questa credenza, il canto VI dell’opera riporta dettagli precisi a proposito di un posto piuttosto popolato, menzionando un tempio dedicato alla dea Minerva arroccato su una costa alta, ai cui piedi c’è un porticciolo. Tutti questi riferimenti hanno portato, nel tempo, a ritenere che la località virgiliana sia maggiormente identificabile con Castro, in cui il culto di Minerva è documentabile e confermato da importanti ritrovamenti archeologici come la statua della dea di grandi dimensioni, nonostante il vestiario possa far supporre che si possa trattare anche di Artemide.

Baia di Porto Badisco (foto CC-BY di Marzoide88)

Baia di Porto Badisco
(foto CC-BY di Marzoide88)

Una baia che non può non lasciare visitatori e gente del luogo a bocca aperta alla sola vista, per via delle acque, chiare, cristalline e dalle sfumature più disparate, ma anche per le ginestre e gli oleandri che attecchiscono tra gli spaccati di roccia, ornandola in modo originale e grazioso. Tra le particolarità del posto, una piccola sorgente d’acqua dolce che affiora in superficie in una determinata parte, che confluisce in un rigagnolo che scorre per qualche metro prima di tuffarsi definitivamente nel mare aperto.

Nella spiaggia, a cui non si ha accesso diretto con l’automobile, ma raggiungibile solo a piedi, si ha la possibilità di usufruire di lettini e ombrelloni, ma non ci sono paletti nè vincoli per coloro che preferiscano viverla solo con un telo mare in spalla, avventurandosi in immersioni o per esplorare la zona. A nord della baia, tra l’altro, c’è il cosiddetto Cunicolo dei Diavoli, a cui non si può avere accesso in quanto ambiente protetto che accoglie una grande quantità di specie rare di animali di grotta. Gli amanti della natura non potranno non amare questo posto, fatto di profumi, aromi della macchia mediterranea, colori che si mescolano sino a toccare sfumature cromatiche mai viste prima, percorrendo il sentiero che costeggia l’insenatura per poi tuffarsi agevolmente.

Porto Badisco è famosa, ancora, per via dei ricci di mare, di cui il suo mare è ricchissimo, da gustare, se si amano, accompagnati da una bella fetta di pane o direttamente con le dita, soluzione più spartana ma gustosissima al tempo stesso. Se non si è così temerari o esperti da pescarli, si possono reperire in strada, grazie ai venditori ambulanti che li vendono sui cigli delle strade, o in modo più classico nelle trattorie e ristoranti della zona.

"Dio che balla", pittogramma nella Grotta dei Cervi (fonte foto grottadeicervi.com)

“Dio che balla”, pittogramma nella Grotta dei Cervi
(fonte foto grottadeicervi.com)

Uno dei luoghi più importanti e affascinanti di Porto Badisco, di cui il paese è geloso custode, è la rinomata Grotta dei Cervi, tra i più importanti siti preistorici di tutta Europa, scoperta nel febbraio del 1970 da un gruppo di speleologi salentini. La grotta, non accessibile purtroppo al pubblico, conserva al suo interno diversi pittogrammi, che si dispiegano lungo i tre ampi corridoi che la costituiscono. In uno di questi, è stata rilevata la presenza di un laghetto naturale a cui segue successivamente un deposito di guano, che venne utilizzato dal neolitico per dipingere sulle pareti.
I pittogrammi presenti, realizzati appunto sfruttando il guano nella grotta e ocra rossa come pigmento, ritraggono umani, animali, forme geometriche databili tra il 3mila e 4mila avanti Cristo. Il più famoso, tra questi, è quello che raffigura uno stregone danzante, denominato “Dio che balla”.

 

 


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